martedì 8 dicembre 2015

PATRIZIATO DI CAPUA (Napoli)

PATRIZIATO DI CAPUA (Napoli)
Seggio Nobiliare Aperto, attestato nel 1509 da Capecelatro;
riconosciuto poi con il titolo di “Nobile di” (m.) dalla Consulta Araldica del Regno d’Italia.
 
 

 
 
1.      Abenavoli
2.      Ambrosio (d’)
3.      Andrea (d’)
4.      Antignano (d’) (estinti già nel sec. XVI)
5.      Amato (d’)
6.      Aquino (d’)
7.      Archiepiscopo/is (o Episcopo o Piscopo) (d’)
8.      Argenzio (d’)
9.      Azzia
10.  Balzo  (del)
11.  Barneba
12.  Barone
13.  Boccardi
14.  Caiazza/o (estinti già nel sec. XVI)
15.  Cianfrotta
16.  Cipullo
17.  Danza
18.  Eboli (d’) (estinti già nel sec. XVI)
19.  Falco (di)
20.  Franchis
21.  Ferramosca (o Fieramosca) (estinti già nel sec. XVI)
22.  Ferrari/a (estinti già nel sec. XVI)
23.  Frappiero
24.  Friozzi
25.  Funicelli (estinti già nel sec. XVI)
26.  Drappieri
27.  Galluccio
28.  Giugnano
29.  Granato
30.  Imbriani
31.  Lando (di) (estinti già nel sec. XVI)
32.  Lanza
33.  Latilla
34.  Leonessa (della)
35.  Maggio
36.  Marchesi
37.  Marotta
38.  Marzano
39.  Mazziotta/i
40.  Minutoli
41.  Monti
42.  Novellone (alias Bianco)
43.  Olimpio (di Tiberio)
44.  Pandone/i (estinti già nel sec. XVI)
45.  Pellegrino/i
46.  Pepe
47.  Pettenato
48.  Pratillo
49.  Presenzano
50.  Ratta (della)
51.  Renzi
52.  Riccio (dello)
53.  Rinaldi (de Rinaldo)
54.  Ruggiero
55.  Rossi
56.  Sanzò
57.  Siniscalchi
58.  Tommasi (de)
59.  Uva
60.  Vigne
61.  Vitelli
 
 
 
FONTI: 
- Granata, Francesco - Storia civile della fedelissima citta di Capua, partita in tre libri: ne' quali si fa memoria de' suoi principi, e de' suoi fasti dalla prima antichissima sua fondazion - In Napoli: Muzio fratelli, 1752
- Rossi, Flaminio - Teatro della nobilta' d'Italia. Oue compariscono le nobili, & illustri famiglie di cento, e dieci piu' famose citta'. Cominciando da Napoli, e suo Regno. Opera molt - In Napoli: Carlino, Giovanni Giacomo, 1605
 
  • Comitato Scientifico Scientifico Editoriale del
  • Libro d'Oro della Nobiltà Mediterranea
  • (Presidente: il XIII duca di San Donato, dott. don Marco, marchese Lupis Macedonio Palermo dei principi di Santa Margherita)
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  • mercoledì 11 novembre 2015

    Il processo di Unità di Italia


    di Enrico Novissimo

    Il processo di Unità di Italia ha visto come protagonisti una sfilza di uomini più o meno celebri, i cosiddetti padri del Risorgimento. Dal nord al sud Italia ogni piazza o via principale si fregia di nomi illustri: Garibaldi, Mazzini, Cavour, Vittorio Emanuele etc.

    Il popolo viene indottrinato fin dalla più tenera età a considerare costoro dei veri eroi, gli artisti li raffigurano esaltando il loro valore in maniera da rafforzare il mito che li circonda. Innumerevoli sono infatti le opere d’arte che ritraggono l’eroe dei due Mondi ora a cavallo…ora in piedi che impugna alta la sua spada, alcune volte indossa la celebre camicia rossa…altre volte si regge su un paio di stampelle come un martire. Tuttavia un ritratto che di certo non vedremo mai vorrebbe il Gran Maestro massone, Giuseppe Garibaldi, privo dei lobi delle orecchie. E dire che nessuna raffigurazione potrebbe essere più realistica poiché al nostro falso eroe furono davvero mozzate le orecchie, la mutilazione avvenne esattamente in Sud America, dove l’intrepido Garibaldi fu punito per furto di bestiame, si vocifera che fosse un ladro di cavalli. Naturalmente nessuna fonte ufficiale racconta questa vicenda.

    È dunque lecito chiedersi quante altre accuse infanghino le gesta degli eroi risorgimentali? Quante altre macchie vennero lavate a colpi d’inchiostro da una storiografia corrotta e pilotata? Ma soprattutto quale fu il ruolo dei banchieri Rothschild nel processo di Unità d’Italia?

    La Banca Nazionale degli Stati Sardi era sotto il controllo di Camillo Benso conte di Cavour, grazie alle cui pressioni divenne una autentica Tesoreria di Stato. Difatti era l’unica banca ad emettere una moneta fatta di semplice carta straccia. Inizialmente la riserva aurea ammontava ad appena 20 milioni ma questa somma ben presto sfumò perché reinvestita nella politica guerrafondaia dei Savoia. Il Banco delle Due Sicilie, sotto il controllo dei Borbone, possedeva invece un capitale enormemente più alto e costituito di solo oro e argento, una riserva tale da poter emettere moneta per 1.200 milioni ed assumere così il controllo dei mercati.



    avour e gli stessi Savoia avevano ormai messo in ginocchio l’economia piemontese, si erano indebitati verso i Rothschild per svariati milioni e divennero in breve due burattini nelle loro mani. Fu così che i Savoia presero di mira il bottino dei Borbone. La rinascita economica piemontese avvenne mediante un operazione militare espansionistica a cui fu dato il nome in codice di Unità d’Italia, un classico esempio di colonialismo sotto mentite spoglie. L’intero progetto fu diretto dalla massoneria britannica, vero collante del Risorgimento. Non a caso i suddetti eroi furono tutti rigorosamente massoni.

    La storia ufficiale racconta che i Mille guidati da Giuseppe Garibaldi, benché disorganizzati e privi di alcuna esperienza in campo militare, avrebbero prevalso su un esercito di settanta mila soldati ben addestrati e ben equipaggiati quale era l’esercito borbonico. In realtà l’impresa di Garibaldi riuscì solo grazie ai finanziamenti dei Rothschild, con i loro soldi i Savoia corruppero gli alti ufficiali dell’esercito borbonico che alla vista dei Mille batterono in ritirata, consentendo così la disfatta sul campo. Dunque non ci fu mai una vera battaglia, neppure la storiografia ufficiale ha potuto insabbiare le prove del fatto che molti ufficiali dell’esercito borbonico furono condannati per alto tradimento alla corona. Il sud fu presto invaso e depredato di ogni ricchezza, l’oro dei Borbone scomparve per sempre. Stupri, esecuzioni di massa, crimini di guerra e violenze di ogni genere erano all’ ordine del giorno. L’unica alternativa alla morte fu l’emigrazione. Il popolo cominciò a lasciare le campagne per trovare altrove una via di fuga. Ben presto il malcontento generale fomentò la ribellione dei sopravvissuti, si trattava di poveri contadini e gente di fatica che la propaganda savoiarda bollò con il dispregiativo di “briganti”, così da giustificarne la brutale soppressione.

    A 150 anni di distanza si parla ancora di questione meridionale. Anche i più distratti scoveranno diverse analogie con quella che oggi viene invece definita questione palestinese. Stesse tecniche di disinformazione, stesse mire espansionistiche e soprattutto stesse famiglie di banchieri.

    Solo che un tempo gli oppressi erano chiamati briganti…oggi invece sono i cattivi terroristi.